La Fame Plastica di Nicola Brizio - Intervista all'autore
Cari
lettori,
stasera
vorrei presentarvi la prima opera letteraria di Nicola Brizio,
“Fame Plastica”, pubblicata con la casa editrice Funambolo
edizioni il 16 maggio e presentata alla 30esima edizione del Salone
Internazionale del Libro di Torino, con la partecipazione dell'illustratore
Andrea Granato (alias Andrea Yokurama) che ne ha eseguito le
raffigurazioni grafiche.
Fame
Plastica è un thriller premonitore ambientato all'interno di
un'inquietante metropoli del 2053, che rispecchia senza paura le
malattie della nostra società - soverchiata dalla depravazione
morale, politica e fisica - e sfoga su carta senza remore sequenze
d'immagini che ritraggono le esistenze in rovina dei futuri cittadini
del mondo, nelle quali imperversa l'omicidio ed il vizio d'ogni
classificazione, l'ostentazione, gli stupefacenti, le spietatezze
umane.
Il
giovane scrittore si immedesima in uno spregiudicato protagonista
che, senza sotterfugi, desidera sconcertare il lettore per
incoraggiarlo ad una seria riflessione, attraverso un racconto
delirante, cinico e talvolta satirico di una vita edificata sullo
squilibrio, dove sesso, droga e violenza sembrano soggiogarlo al
proprio volere.
La
Fame Plastica dell'autore è l'essenza del libro, che ne permea i
pensieri e riempie voracemente il cuore come un crampo doloroso,
attraverso metafore che esprimono l'ira e l'angoscia della voce
narrante, torturato da un intimo ed infido sentimento qual è
l'infelicità, l'insoddisfazione cronica che muta in cancro ed
annebbiamento nel quale opacizza ogni parvenza di fede nei riguardi
dell'universo.
“Prendo
subito una pastiglia di Slink e, per un attimo, mi sento morire un
po' di meno.”
Solo
lo Slink riesce a salvarlo e gettarlo temporaneamente fuori da questo
teatro dell'orrore e dall'oppressione morale, pastiglia con cui
edulcora e narcotizza il suo “male di vivere”, antidoto alla
tossina che pare aver penetrato e dannato eternamente la sua anima,
abbandonandolo alla sua solitaria, acuta, seppur muta disperazione.
Con
acquiescenza il nostro protagonista erge il sipario su una società
ossessionata ed allarmante, dove lo squallore è esploso
dovunque, con saltuari aneddoti sulla propria vita - svelati
anch'essi con imperturbabilità e disillusione - colpi di scena,
incontri e scontri in cui il dolore lo perseguita come un'ombra.
L'autore disegna con amara veracità il ritratto del nostro secolo a
tinte plumbee, con un linguaggio che stupisce e si vendica
dell'ipocrisia e del perbenismo, lasciando libero sfogo ai reali
sentimenti umani e alle espressioni per dichiarare esaurientemente il
proprio disappunto verso
il
pianeta a cui siamo tutti condannati.
La
mancanza d'amore lo soffoca e annienta, ma più di tutto, la mancanza
dal suo amore Lauren.
Un
romanzo originale, scorrevole ed accattivante che merita di essere
letto e riletto, un capolavoro contemporaneo che, credetemi,
lascerà un segno indelebile nella storia della letteratura italiana.
Questa
che segue è l'intervista all'autore:
Ciao
Nicola, ti ringrazio per aver accolto volentieri la mia intervista
per questo blog. Prima di parlare del libro, ci racconti qualcosa su
di te?
Volentieri!
Ho 24 anni, a 18 sono scappato di casa e a 21 sono tornato a Bra. Ho
appena pubblicato il mio primo romanzo Fame Plastica e ancora fatico
a rendermene conto.
Ho
letto che la tua passione per la scrittura è sorta nel periodo della
tua permanenza in Germania. Cosa narravano i tuoi primi racconti? La
cultura del paese ha influenzato i tuoi scritti in qualche maniera?
Ho
avuto la fortuna di vivere in città e più nello specifico in
quartieri che mi hanno fornito un sacco di spunti di riflessione. I
miei primi racconti parlavano di scene che mi era capitato di vivere
in Germania: i perdigiorno e i barboni che vivevano alla stazione di
Hannover, i tassisti calabresi che giocavano a carte tutta la notte
nei bar italiani di Hagen, cose così...
Cosa
rimpiangi della Germania?
È
stato un periodo che mi ha cambiato radicalmente. Ogni giorno
prendevo la macchina e facevo 200 km, conoscevo decine di persone
ognuna con una storia da raccontare. Mi sono sentito padrone di me
stesso, probabilmente perché non conoscevo nessuno e quindi ero
davvero libero di vivere cominciando da zero.
Domanda
un po' scontata: chi sono gli scrittori che ammiri? E che libri
rileggeresti volentieri?
Credo
che per risponderti in maniera esauriente impiegherei dai dieci ai
quindici giorni. Per farla breve ti do tre scrittori e tre titoli.
Fra i contemporanei ammiro molti Michel Houellebecq perché è un
gran provocatore, Don DeLillo perché credo che un autore al massimo
dell'ispirazione riesca ad essere profetico e lui spesso lo è e poi
Irvine Welsh perché ha uno stile diretto e tagliente che pur essendo
molto diverso dal mio trovo davvero d'impatto.
Mi
diresti il nome di uno scrittore italiano col quale collaboreresti
senza pensarci? O credi unicamente nella pubblicazione da autore
singolo?
Credo
che farei fatica a collaborare con un altro scrittore, non per
presunzione ma perché credo che un buon romanzo o un buon racconto
nascano da esperienze di vita. È molto difficile scrivere a quattro
mani con una persona della quale magari si conosce poco.
Mentre
scrivi inserisci un sottofondo musicale? Quale trovi che sia il
momento migliore della giornata per la creatività?
Solitamente
scrivo la sera ma non ho un vero e proprio “orario di lavoro”.
Quando butto giù la prima idea lo faccio sempre a mano e in
silenzio. Quando invece batto a computer quello che ho buttato giù
magari correggendolo e migliorandolo mi capita di mettere su un disco
dei Jefferson Airplane o dei Soft Machine.
Come
selezioni le tue letture?
Non
c'è un metodo preciso, solitamente scelgo in base agli autori o al
genere al quale mi sento più vicino in quel periodo. Una volta mi è
capitato di comprare un libro perché trovavo fantastica la
copertina, generalmente è una pessima idea ma in quel caso mi sono
imbattuto in quello che sarebbe diventato uno dei miei libri
preferiti: “I venerdì da Enrico's” di Don Carpenter.
Hai
una massima di riferimento nella tua quotidianità?
Essere
speciale ed essere maledetto coincidono spesso.
In
che città italiana o estera avresti la gioia di scrivere un romanzo?
Quando
si ha qualcosa di interessante da dire ogni posto è buono. Se
dovessi scegliere un posto dove mettere insieme le idee per il mio
prossimo romanzo però mi dividerei tra Bra, che è la mia città ed
è fonte costante di ispirazioni e ricordi e Hagen che è la città
tedesca nella quale ho passato più tempo o dove ho lasciato tanti
ricordi e tante persone alle quali ho voluto bene.
Perché
consigli di leggere Fame Plastica?
Perché
aiuta ad accorgersi che siamo molto peggio di quel che crediamo.
Cosa
ti rende diverso dal protagonista del libro o identico ad esso?
Probabilmente
siamo tormentati entrambi anche se ancora non sappiamo da che cosa.
Però lui agisce d'impulso io invece tendo spesso a pensar troppo
alle cose.
Hai
anche curato diverse sceneggiature per il regista Alberto Biglino.
Progetti un futuro da sceneggiatore?
Il
cinema è la mia grande passione insieme alla lettura e alla
scrittura. Scrivere una sceneggiatura è qualcosa di molto diverso da
scrivere un romanzo. Il lavoro di coppia è indispensabile ed è
fondamentale scrivere in maniera semplice e diretta per facilitare il
lavoro del regista.
Come
intendi promuovere nei prossimi mesi la tua opera? E quali progetti
impegneranno il tuo tempo dalle stampe del tuo libro in avanti?
Presto
forniremo le date per alcune presentazioni che faremo in Piemonte e
non solo. Sto lavorando ad un nuovo romanzo oltre che al prossimo
corto di Utopia Underground Film.
Con
che messaggio desideri salutare i lettori?
La
lettura sovversiva alimenta la Fame Plastica.
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